10 cose da sapere sul disastro BP

Come il proprietario della piattaforma petrolifera esplosa ha fatto 270 milioni dollari di danni e altri nove fatti scioccanti sulla marea nera.

È passato oltre un mese da quanto la piattaforma petrolifera off-shore di BP, Deepwater Horizon, è esplosa nel Golfo del Messico. Da allora, il petrolio greggio è fuoriuscito nelle acque dell’oceano e ha scatenato il caos nel nostro ecosistema. Gli effetti sono ancora da valutare perché non c’è una stima esatta di quanti barili di petrolio stanno contaminando il Golfo.

Anche se BP ammette ufficialmente che poche migliaia di barili vengono sversati ogni giorno in mare, gli esperti PEG stimano 60.000 barili al giorno e forse ne sapremmo di più se BP non avesse impedito ad ingegneri indipendenti di controllare la situazione. Le misure volte a bloccare la fuoriuscita si sono dimostrate poco efficienti, questo nella migliore delle ipotesi, e, a differenza dell’ultimo evento paragonabile, l’incidente alla Exxon-Valdez nel 1989, in questo caso il petrolio proviene dalla terra, e non da una nave cisterna, e così non abbiamo idea di quanto petrolio potrebbe continuare a uscire ed inquinare le acque del Golfo.

Il disastro Deepwater Horizon ci ricorda quello che può succedere, e che continuerà ad accadere, quando azioni illecite e stati di abbandono, da parte delle aziende, incontrano lacune normative dei governi.

I mezzi di comunicazione monitorano il disastro con articoli in prima pagina e titoli di notizie ogni giorno, ogni notte. Ma gli aspetti riportati da questo racconto da incubo dipingono il quadro in maniera molto più agghiacciante. In ordine sparso, ecco 10 cose della fuoriuscita di BP che si dovrebbero sapere o che non si vorrebbero sapere, ma si dovrebbero.

1. Il proprietario della piattaforma petrolifera ha perso 270 milioni di dollari per fermare il petrolio

Transocean Ltd., il proprietario della piattaforma Horizon Deepwater affittate da BP, è volato basso durante il valzer delle accuse. La più grande impresa di perforazione offshore al mondo, l’azienda gode di una sede nella tollerante Svizzera, non è estraneo ai disastri petroliferi. Nel 1979, una piattaforma costruita nello stesso Golfo del Messico si è incendiata e si è inabissata causando uno dei più grandi sversamenti di petrolio fino a quel momento, finché la fuoriuscita non è stata bloccata… nove mesi più tardi.

Questa esperienza ha senza dubbio influenzato la decisione Transocean di assicurare l’impianto Deepwater Horizon per circa due volte quello che sarebbe stato logico fare. In una conference call per analisti all’inizio di questo mese Transocean ha comunicato di aver ricevuto 270 milioni dollari dall’assicurazione per il disastro. E’ facile non dover evitare per forza i disastri quando sai che tanto sei assicurato.

2. BP ha una sicurezza terribile

BP ha una lunga esperienza di disastri correlati al petrolio negli Stati Uniti. Nel 2005 la raffineria BP di Texas City è esplosa, uccidendo 15 operai e causando il ferimento di altri 170. L’anno successivo, uno dei suoi oleodotti in Alaska ha perso 200.000 galloni di petrolio grezzo. Secondo Public Citizen, BP ha pagato 550 milioni dollari di multa. BP sembra godere particolarmente nel violare il Clean Air and Clean Water Act, e ha pagato le due maggiori ammende nella storia della Occupational Safety Health Administration. E’ una sorpresa scoprire che BP ha svolto un ruolo centrale, anche se non molto noto, nel fallimento del contenimento della fuoriuscita di petrolio dalla Exxon-Valdez anni prima?

Con Deepwater Horizon la BP non ha cambiato la sua tendenza alle catastrofi. Oltre alla scelta di un sistema di perforazione più economico e meno sicuro, che alla fine ha causato lo scoppio, la società ha scelto di non dotare Deepwater Horizon di un innesco acustico, un’opzione di ultima istanza, che avrebbe potuto arrestare il pozzo anche se gravemente danneggiato e che è richiesto in paesi più sviluppati che permettono le perforazioni. In realtà, BP impiega questi dispositivi nelle suo piattaforme situate vicino l’Inghilterra, ma perché gli Stati Uniti raccomandano questo dispositivo piuttosto che imporlo, la BP non ha avuto nessun interesse a comprarlo, anche se costa solo 500.000 dollari.

SeizeBP.org stima che BP guadagna 500.000 dollari in meno di otto minuti.

3. Le fuoriuscite di petrolio sono solo un semplice costo per BP

Secondo l’Istituto di Ricerca Harte Mexico Gulf Studies, sono a rischio circa 1,6 miliardi dollari all’anno di attività economiche e di servizi a causa del disastro Deepwater Horizon. Confrontiamo questo numero, che non comprende i danni incommensurabili all’ambiente, con il massimale attuale sulla responsabilità di BP per i danni economici che è di appena 75 milioni di dollari. E confrontiamo questi numeri con i profitti del primo trimestre BP pubblicato appena una settimana dopo l’esplosione: 6 miliardi di dollari.

L’amministratore delegato di BP, Tony Hayward, ha solennemente promesso che l’azienda coprirà più dei 75 milioni di dollari richiesti. Il 10 maggio, la BP ha annunciato di aver già speso 350 milioni. Come è straordinariamente generoso da parte di una società del valore di 152.600 milioni di dollari, e che guadagna 93 milioni dollari ogni giorno.

La realtà della questione è che la BP non cambierà la sua politica perché il massimale di responsabilità e i risarcimenti generosamente elargiti ad una manciata delle vittime per questa catastrofe impallidiscono in confronto ai suoi profitti. Infatti le fuoriuscite di petrolio sono solo un semplice costo per BP.

Ciò è risultato particolarmente evidente in una recente relazione analisi di Citigroup preparato per gli investitori BP: “Le reazioni alla perdita di petrolio nel Golfo del Messico sono un’opportunità di acquisto”.

4. Il ministero dell’Interno è stato nella migliore delle ipotesi, negligente, e nella peggiore, complice

Non c’è da sorprendersi che BP sia concentrata solo sui suoi obiettivi. Ma è un po’ più sorprendente che il Ministero dell’Interno, il dipartimento esecutivo incaricato di regolare l’industria petrolifera, abbia svolto un lavoro scadente per impedire che accadesse il disastro.

Già dieci anni fa c’erano stati gli avvertimenti riguardo un possibile problema con i sistemi di sicurezza su piattaforme petrolifere come la Deepwater Horizon. Il Dipartimento dell’Interno ha emesso un “avviso di sicurezza”, ma ha lasciato che le compagnie petrolifere decidessero autonomamente che tipo di sistema di backup utilizzare. E nel 2007 un ispettore governativo ha minimizzato le possibilità e l’impatto di una fuoriuscita come quella che si è verificata il mese scorso: “Sono eventi rari e di breve durata, l’impatto potenziale sulla qualità delle acque marine non si prevede essere significativo.”.

Il ramo del Dipartimento dell’Interno della Louisiana è stato particolarmente ambiguo perché sembra che era strettamente legato con l’industria petrolifera. Il Minerals Management Service, l’agenzia all’interno del dipartimento che sovrintende le perforazioni in mare aperto, ha accettato regolarmente dei regali da compagnie petrolifere e è considerato una parte dell’industria petrolifera, piuttosto che parte di un ente pubblico di regolamentazione. Volare sugli aerei privati dei dirigenti del petrolio non era raro per gli ispettori del MMS in Louisiana. Un rapporto federale pubblicato martedì recita: sono stati usuali “Concorsi di tiro al piattello, battute di caccia e pesca, tornei di golf, aragoste e feste di Natale”.

C’è da meravigliarsi che a Deepwater Horizon fosse concessa una deroga di regolamentazione da parte MMS?

C’è di peggio. Dal 20 aprile, quando l’olio Deepwater Horizon ha cominciato a fuoriuscire, il Ministero dell’Interno ha approvato 27 nuove autorizzazioni per nuovi siti di perforazione. Ecco la chicca: due di tali permessi sono per BP.

Ma c’è di meglio ancora: a 26 dei 27 nuovi siti di perforazione sono state concesse deroghe regolamentari, comprese le concessioni emesse per BP.

5. Le possibilità di riuscita della bonifica sono deprimenti

I media fanno molto rumore attorno a tutti i diversi metodi che BP sta utilizzando per ripulire la marea nera. Enormi cupole di contenimento in acciaio erano di moda un paio di settimane fa. Ora sono tutti fissati con il metodo “top kill” che prevede l’iniezione fluidi pesanti nel pozzo danneggiato.

Ma ecco la realtà. Anche se BP alla fine trova un metodo che funziona, gli esperti sostengono che anche nello scenario migliore si potrà recuperare il 20 per cento del petrolio fuoriuscito. E cerchiamo di essere realistici: solo l’8 per cento del greggio rilasciato in mare sulle coste al largo dell’Alaska è stata recuperata durante le operazioni di bonifica in seguito all’incidente della Exxon-Valdez.

Milioni di galloni di petrolio rimarranno nel mare, devastando l’ecosistema sottomarino, e 100 miglia di costa della Louisiana non saranno mai più le stesse.

6. BP non ha nessun vero piano di pulizia

Forse perché è a conoscienza che le possibilità di sanare la situazione sono praticamente irrisorie, BP ha reso pubblicamente disponibili a tutti il suo risibile “Oil Spill Response Plan“, che di fatto non è nessun piano.

La cosa più emblematica di questo piano farsesco è che BP cita la protezione della fauna selvatica artica come leoni marini, lontre e trichechi. Forse i dirigenti hanno semplicemente modificato alcune parole del piano di pulizia delle coste dell’Alaska in seguito dell’incidente alla Exxon-Valdez? Il piano non prevede alcuna misura per prevenire malattie, nessun dato oceanico o meteorologico ed è costituito prevalentemente da numeri di telefono e moduli in bianco. Più importante è che non contiene indicazioni su come far fronte ad una esplosione in acque profonde, come quella che ha avuto luogo il mese scorso.

Il tutto ammonta a 600 pagine, uno spreco di carta che aggiunge la beffa al danno ambientale che BP sta infliggendo il mondo con Deepwater Horizon.

7. Sia Transocean che BP stanno cercando di togliere il diritto di citazione da parte dei superstiti

Ogni ora i danni economici provocati da Deepwater Horizon continuano a crescere. E BP lo sa.

Così, mentre pubblicamente sta cercando sembrare responsabile, anche impegnando 500 milioni di dollari per valutare gli impatti della marea, ha tutto il tempo di assicurarsi del fatto che non sarà ritenuta responsabile per tali impatti.

Subito dopo l’esplosione di Deepwater, i dipendenti superstiti sono stati tenuti in isolamento, mentre gli avvocati di Transocean li facevano rinunciare ai loro diritti di fare causa. BP poi ha fatto lo stesso con i pescatori che ha assunto per contribuire a bloccare la fuoriuscita. E l’azienda addirittura afferma che i contratti sono nulli.

Se c’è qualcosa da imparare da questo disastro è che aziende come la BP non commettono errori, ma fanno scelte deliberate.

8. BP ha scommesso sul rischio per i dipendenti per risparmiare soldi e non le importa se si ammalano

Quando BP ha inscenato la sua campagna “Beyond Petroleum” per rinnovare il suo brand e renderlo più verde, gli annunci presentavano i visi sorridenti e sporchi di petrolio degli operati sulle piattaforme petrolifere. Ma la verità è che BP mette costantemente e consapevolmente a rischio i suoi dipendenti.

Un documento interno BP descrive che poco prima del precedente incidente con vittime (Texas City 2005, un’esplosione che uccise 15 operai e ne ferì più di 170), quando si è dovuto scegliere tra risparmi e una maggiore sicurezza, si è andati sulla prima opzione.

Una nota del Risk Management di BP ha evidenziato che sebbene particolari tiranti in acciaio sarebbero più sicuri in caso di esplosione, la società ha scelto le opzioni meno costose che offrivano protezione, ma non erano a prova di esplosione. Nell’esplosione Texas City, tutti i decessi e la maggior parte degli infortuni si è verificato a causa di questi tiranti economici.

Anche se BP ha risposto a questa nota dicendo che la cultura aziendale è cambiata da Texas City, la realtà è che 11 persone sono morte su Horizon Deepwater quando è esplosa. Forse anche in questo caso è stata scrittta una nota simile in materia di sicurezza e misure di riduzione dei costi?

Un report di questa settimana indica che ai pescatori ingaggiati da BP per la pulizia del petrolio non sono state fornite attrezzature di protezione e molti si sono ammalati. Speriamo anche non siano state concesse delle deroghe anche su queste responsabilità.

9. Il danno ambientale potrebbe anche includere una catastrofe climatica

E’ difficile sapere dove iniziare a discutere dei danni ambientali causati da Deepwater Horizon. Ogni giorno ci darà un quadro più chiaro della distruzione ecologica a breve termine, ma gli esperti ritengono che il danno ambientale per il Golfo del Messico sarà a lungo termine.

Nel breve termine gli ambientalisti sono sul piede di guerra accusando i solventi utilizzati per ripulire la chiazza di petrolio nel Golfo. A quanto pare, i tipi che BP sta usando non sono poi così efficaci nel disperdere il petrolio e sono a tossicità piuttosto elevata per la fauna marina, come pesci e gamberetti. Il timore è che ciò che BP sta usando per ripulire il pasticcio potrebbe, a lungo termine, renderlo peggiore.

Sul lungo termine ci sono segnali che indicano che la più grande catastrofe causata dalla del petrolio potrebbe anche diventare il peggiore disastro climatico. L’esplosione ha liberato enormi quantità di metano dalle profondità nell’oceano e gli studi dimostrano che il metano, miscelato con l’aria, è il più potente gas serra, 26 volte più efficacie dell’anidride carbonica.

Il nostro surriscaldato pianeta ha appena subito un’ulteriore scaldatina.

10. Nessuno sa cosa fare e accadrà di nuovo

La parte peggiore calamità per il Deepwater Horizon è che nessuno sa cosa fare. Non sappiamo quanto è grave il problema perché non è permesso stabilire che cosa sta succedendo. Non sappiamo come fermarlo, e anche se ci riusciremo, non sapremo come ripulire.

BP è al timone delle attività di recupero, ma i suoi sforzi non andranno oltre a quello che sarà indicato dai propri dirigenti visto che in ogni caso dovranno rispondere ai propri azionisti. Il governo degli Stati Uniti, l’unico altro soggetto che potrebbe assumersi la gestione delle operazioni, è attualmente contento di lasciare a BP il problema. Perché? Perché probabilmente non hanno idee migliori su cosa fare.

Ecco la realtà dei fatti. Fintanto la perforazione offshore sarà legale, fuoriuscite di petrolio accadranno. I litorali sarà compromessi, gli oceani distrutti, si rovinano delle economie, di perderanno vite. Le compagnie petrolifere hanno pochi motivi per prevenire che simili catastrofi accadano e usano i loro soldi per comprare i regolatori del governo.

Deepwater Horizon non è un’anomalia, è la norma.

Articolo orginale di Daniela Perdomo



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