Il sole potrebbe influenzare il decadimento radioattivo degli elementi

La comprensione della fisica dell’universo da parte dell’umanità è sicuramente molto grande, ma continuano ad esistere degli aspetti che comprendiamo solo in parte o di cui possiamo solo fare delle congetture. Solo per citare uno di questi ambiti basta pensare alla questione della materia oscura. Un recente articolo apparso sul giornale dell’Università di Standford parla invece della possibile correlazione tra le eruzioni solari e il decadimento degli elementi radioattivi sulla Terra.

Il decadimento naturale degli elementi radioattivi è un fenomeno che fino ad ora era ritenuto completamente compreso da parte degli scienziati. Semplicemente gli atomi che si trovano in stati non stabili emettono radiazioni per portarsi in una situazione di stabilità secondo dei processi noti e quindi anche sfruttati in maniera costruttiva. Per esempio si usano materiali radioattivi in campo medico per avere a disposizione delle fonti di raggi X da usare per le lastre o di altri tipi di radiazioni usate per il trattamento dei tumori. O l’uso Carbonio 14 per datare tracce biologiche poiché è noto il tuo tempo di dimezzamento. Addirittura il secondo, inteso come misura del tempo, è definito sfruttando la frequenza di un particolare tipo di atomo radioattivo. Il decadimento radiattivo è ritenuto praticamente una costante di massima affidabilità dalla comunità scientifica.

L’osservazione

Un’osservazione fatta alla Purdue University, in Indiana, rischia però di mettere in crisi tutto questo castello di certezze. I ricercatori stavano cercando di trovare una fonte affidabile per la produzione di sequenze casuali, utili per diverse applicazioni. Il decadimento radioattivo è molto preciso su tempi relativamente lunghi, quindi è possibile stabilire un preciso tasso di decadimento, ma il momento in cui ogni singolo atomo decade è un fenomeno totalmente casuale ed è questo il motivo per cui si stavano effettuano delle misurazioni sfruttando il Cesio 137.

Una misurazione così precisa e attenta ha però portato ad una constatazione sconcertante: la velocità del decadimento sembrava avere una stagionalità. Successive misurazioni hanno escluso la possibilità che si trattasse si errori dovuti a temperatura o umidità o altri fattori ambientali. Si è misurata una maggiore velocità del decadimento durante l’inverno anche nel Silicio 32 e nel Radio 226.

Andando avanti con le misurazioni si è anche riscontrata anche una certa ciclicità giornaliera: il decadimento era più forte di notte. Queste due osservazioni avevano quindi fatto dedurre che il fenomeno non sembrava essere influenzato dalla materia che si trova tra il luogo di misurazione e il Sole, ma solo dalla distanza dal Sole stesso. Più si è vicino e più il processo di decadimento rallenta.

Gli scienziati si sono quindi chiesti cosa potrebbe essere emesso dal Sole e che sia contemporaneamente in grado di attraversare la massa terrestre come se fosse trasparente. La risposta può essere sola una: il neutrino!

Un’altra osservazione è stata quella di una ciclicità del fenomeno 33 giorni. Non è la velocità di rotazione della superficie sol Sole, che è di soli 28 giorni, ma con tutta la probabilità è quella del nucleo solare. Era già noto che il Sole emette neutrini in quantità diversa a seconda del longitudine.

Una teoria impossibile

I neutrini sono delle particelle subatomiche che interagiscono molto poco con la materia. I neutrini sono in grado di attraversale il nucleo terrestre esattamente allo stesso modo in cui attraversano lo spazio siderale. Anche intercettarli per effettuare delle misurazioni è complicato. Come è possibile che possano influenzare la velocità del decadimento degli atomi se apparentemente neanche interagiscono?

In attesa di nuovo sviluppi da parte dei ricercatori è possibile quindi muoversi soltanto nell’ambito delle ipotesi. E le possibilità sono solo due.

La prima è che i neutrini siano in grado di influenzare la materia in una maniera ancora non nota. Pur passando a distanza dal centro degli atomi sarebbero in grado, in qualche modo, di influenzare i legami tra le particelle subatomiche. Sarebbe una possibilità completamente sconosciuta.

L’altra ipotesi è che il Sole emetta una qualche tipo di emissione in grado di influenzare gli atomi che si trovano nel sistema solare. Una forza quindi che abbia un raggio d’azione pari a quello della forza di gravità, ma di cui non sappiamo ancora niente.

Due ipotesi quindi che non hanno nessun fondamento nelle nostre conoscenze attuali, supportate solo dall’osservazione di un fenomeno altrimenti inspiegabile.

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