La questione dei 65 milioni di anni di ritardo evolutivo

Partiamo con un modo di dire penso noto a tutti: “La storia non si fa con i se e con i ma”. Questa affermazione vuol dire che è inutile rinvangare il passato pensando a come potrebbero essere andate le cose se un determinato evento non si fosse verificato o se avesse avuto un esito diverso. Sicuramente vero, ma la questione si può riaprire nel caso in cui non si sta parlando della storia, ma di una storia. Se il meteorite dell’apocalisse non avesse colpito la Terra 65 milioni di fa i dinosauri avrebbero potuto raggiungere l’Intelligenza ben prima dei mammiferi. Ma se Apocalisse è caduto sulla Terra, non è detto che sia caduto anche sugli altri pianeti abitabili della nostra galassia.

Quando pensiamo all’Intelligenza, quella con la i maiuscola, pensiamo subito alla nostra specie, l’uomo sapiens. La nostra specie nasce non più di 50.000 anni fa e se prendiamo tutto il genere homo non andiamo oltre i 2,5 milioni di anni fa. Per noi individui si tratta di un tempo lunghissimo, pari a grossomodo 100.000 generazioni che si sono succedute e in cui si sono tramandate conoscenze, esperienze, credenze, ma sopratutto geni. Ma andiamo oltre. Il tempo in cui è esistito il genere homo rappresenta appena un 4% del tempo avuto a disposizione dai mammiferi per svilupparsi dopo che l’ordine dei dinosauri ha lasciato libero il campo.

È un tempo ancora più breve se rapportiamo la storia del genere homo ai 2,5 miliardi di anni che sono passati dalla comparsa delle prime cellule con nucleo: ne rappresenta appena un 0,004%. Questo ci porta a capire che la vita ha un’evoluzione esponenziale. Gli aspetti più semplici hanno richiesto moltissimo tempo e quelli più complessi si raggiungono quasi di slancio. Un po’ come l’evoluzione della conoscenza tecnica umana che negli ultimi 10 anni ha forse fatto più strada che negli ultimi 10 secoli.

Il paragone con l’umanità ci viene comodo anche per un altro aspetto. La fine dell’impero romano e l’invasione dei barbari causò un notevole ritardo nello sviluppo tecnologico a causa di quel periodo tetro conosciuto come Medioevo. Il Medioevo fu per molti versi un passo indietro in cui molte conquiste di civiltà andarono perse. Lo sviluppo arrivò ugualmente, ma qualche secolo più tardi. Allo stesso modo l’evoluzione della vita fece un notevole passo indietro a causa del meteorite che abbiamo citato a inizio articolo. La catastrofe che ne seguì eliminò le forme di vita più complesse apparse fino a quel punto e ci fu un nuovo inizio.

Siamo quindi arrivati al punto: cosa sarebbe successo se la Terra non avesse incrociato l’orbita di questo enorme corpo celeste di 10 chilometri di diametro che ha causato uno stravolgimento della biosfera portando all’estinzione il 76% delle specie viventi?

Ovviamente non può esistere una risposta certa, però possiamo partire col fatto che i dinosauri erano dominanti e che il loro livello di specializzazione nel Giurassico stava raggiungendo il suo massimo. Specializzazione vuol dire ottimizzazione di determinati aspetti del corpo per raggiungere un obiettivo specifico. Di questo periodo sono il Tirannosauro Rex (una specie di bocca bipede), gli anchilosauri, gli antenati degli uccelli e altre forme perfezionate come vari tipi di dromeosauridi (raptor). Queste ultime due categorie sono indubbiamente le più interessanti.

Si tende sempre a pensare ai dinosauri come a delle lucertole parecchio grosse, ma in realtà grazie alle condizioni favorevoli e all’egemonia su quelli che poi avrebbero preso il sopravvento, ovvero i mammiferi ancora ridotti a vari tipi di toporagno, è più che probabile che fosse in corso una convergenza evolutiva verso forme che oggi riteniamo tipiche dei mammiferi contemporanei. Per esempio è ritenuto quasi certo che almeno diverse forme di terapodi (dinosauri bipedi) fossero a sangue caldo, o comunque con un metabolismo veloce, diverso da quello degli altri rettili. Altrettanto certo è che diverse specie avessero delle strutture sociali che li portavano a vivere in branco. Inoltre c’erano alcuni rami evolutivi che stavano eliminando dai corpi le difese passive (corni, spine, dimensioni e quant’altro) in favore di una struttura più agile e attiva, in grado di tenere il passo della concorrenza in maniera diversa. Probabilmente quindi i dinosauri avevano raggiunto un livello di complessità pari a quello di gran parte dei mammiferi superiori contemporanei.

Ecco, il lungo percorso evolutivo dei dinosauri, durato circa 160 milioni di anni partendo da forme molto primitive, stava raggiungendo un livello in cui delle specie cominciavano ad avere un metabolismo veloce e un’intelligenza maggiore. Quando tempo sarebbe dovuto ancora passare affinché si arrivasse ad una specie con un’intelligenza sempre più marcata, con delle strutture sociali sempre più complesse e magari, ad un certo punto di manipolare gli oggetti? 20, 30, mettiamo anche 40 milioni di anni? Sarebbe comunque accaduto 25 milioni di anni fa, ovvero un milione di generazioni fa.

Se l’ipotesi vi sembra pazzesca basta pensare agli uccelli, diretti discendenti dei dinosauri, che hanno il sangue caldo, che comunicano in maniera complessa, che molti vivono in stormi organizzati e tra cui ci sono dei rappresentanti molto intelligenti come i corvi o i pappagalli, in grado di utilizzare anche degli strumenti. Anche loro hanno subito un contraccolpo dall’apocalisse, ma milioni di anni dopo dimostrano che i rettili hanno le stesse potenzialità evolutive di noi mammiferi.

Ipotizziamo quindi una Terra gemella su cui non è caduto il megameteorite e quindi su cui possono essere apparsi essere intelligenti al nostro livello con almeno 30 milioni di anni di anticipo. Rettili intelligenti in grado di creare una civiltà, di realizzare la bomba atomica e di viaggiare nello spazio grazie al vantaggio evolutivo di 65 milioni di anni!

Affinché un pianeta possa ospitare la vita devono verificarsi una lunga serie di condizioni. Intanto deve esistere il pianeta, ovvero deve esserci la presenza di elementi pesanti in grado di formare un pianeta roccioso. Questi esistono solo se è esistita una stella gigante precedente che ha fatto in tempo a formarsi e ad esplodere e, attraverso la sua morte, di seminare elementi pesanti nello spazio. Il pianeta poi deve formarsi attorno ad una certa distanza attorno ad una stella stabile di un certo intervallo di dimensioni: stelle troppo grandi spazzerebbero via l’atmosfera del pianeta e avrebbero vita troppo breve, viceversa stelle troppo piccole sarebbero troppo fredde. Inoltre sul pianeta ci deve essere abbondanza d’acqua, un’atmosfera che protegge dai raggi nocivi della stella e un campo magnetico in grado di proteggere l’atmosfera.

Si presume che le condizioni di creazione di un siffatto pianeta siano comparabili con quelle del nostro: la formazione e la distruzione della megastella precedente, i tempi di agglomerazione e di raffreddamento dei materiali pesanti. Secondo queste stime la nostra galassia è in questo momento in una fase in cui la vita esiste da un tempo più che sufficiente per aver creato delle forme complesse e intelligenti e molte di queste non avrebbero un ritardo di 65 milioni di anni come noi.

Fino ad ora ho voluto prendere in considerazione solo la possibilità di rettili intelligenti, perché si tratta di esseri abbastanza simili a noi mammiferi e quindi l’idea dovrebbe sembrare meno bizzarra, ma lo stesso tipo di ragionamento si potrebbe applicare anche agli insetti, spesso dotati di una notevole intelligenza collettiva, o ai molluschi, si pensi alla riconosciuta intelligenza del polpo. Sono categorie di esseri più antichi rispetto ai rettili o ai mammiferi che potrebbero aver avuto il sopravvento su pianeti diversi dal nostro con un ulteriore notevole vantaggio, in termini di tempo, a disposizione per evolversi e raggiungere specie paragonabili alla nostra.

Tutto questo articolo serve ad arrivare ad una conclusione, che è la seguente. La nostra galassia ospita sicuramente altre forme di vita e alcune di queste potrebbero aver raggiunto il nostro livello evolutivo già milioni di anni di anni prima di noi. Di conseguenza non sarebbe strano se in passato ci avessero fatto visita. E le evidenze che ci hanno lasciato i nostri antenati di qualche millennio fa ci dicono che questo contatto alieno è avvenuto. Questa scienza è nota come paleoufologia.

Spero quindi di poter utilizzare ancora questo spazio messomi a disposizione da Secretus per parlarvi ancora dello studio dei contatti tra gli antichi e gli alieni. Sono sicuro che molte cose vi sorprenderanno! A presto!

2 commenti su “La questione dei 65 milioni di anni di ritardo evolutivo”

  1. Mi riservo sempre il beneficio del dubbio quando si tratta di argomenti che risalgono a così tanto tempo fa; tutte le “prove scientifiche” possono rivelarsi confutabili. Ho letto da poco che anche riguardo alle piramidi ci siano delle enormi discrepanze sui tempi, dato che i dati geoloci dei materiali e del terreno sono assolutamente discordi con la datazione degli archeologi.
    Temo che dovremo rassegnarci a non avere mai delle certezze su quanto rigurada il nostro passato…
    Un saluto.

  2. Ottimo articolo!, che sintetizza bene uno degli assiomi della Paleoufologia Razionale ed il suo corollario sulle razze aliene attese per un paleocontatto.

    -le razze aliene con alta cultura intelligente nella nostra galassia sono solo 3, sauri sapiens, insectae sapiens, mammiferi sapiens

    -le razze aliene che potrebbero aver generato un paleocontatto sulla terra sono solo due: insectae sapiens e sauri sapiens
    ciao

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