La Sindone di Conegliano

Nel 1967 i coniugi Cavicchi a San Giovanni Rotondo incontrarono Padre Pio. Al commendatore cadde un fazzoletto, il frate lo raccolse e glielo consegnò. Nel 1969, secondo il racconto di Cavicchi, il fazzoletto mostrò ai due lati i volti di Gesù e del frate di Pietrelcina. Ora la teca col fazzoletto è custodita in un convento. L’esperto della Sindone di Torino: “Si tratta di un’immagine achiropita, ovvero non prodotta da mano d’uomo”.

Sindone di Conegliano

CONEGLIANO. Nessuno, forse, avrebbe più sentito parlare del misterioso fazzoletto di Francesco Cavicchi, custodito fino a un anno nella casa di via Croce. Se non fosse che il professor Giulio Fanti, grande esperto della vera Sindone, è giunto a conclusioni sorprendenti.

Le conclusioni delle ricerche condotte del professor Giulio Fanti, super-esperto in materia, autore di libri sulla Sindone e professore di Misure meccaniche e termiche alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova, sono anticipate dal settimanale Oggi in edicola da ieri.

Noi l’abbiamo raggiunto telefonicamente, e ci ha confermato i risultati del suo lavoro. «Come già avevo fatto per la Sindone, ho innanzi tutto verificato se sul fazzoletto ci fossero tracce di colore artificiale tali da giustificare un prodotto creato ad arte, una contraffazione, ma non ho trovato pigmenti – spiega il docente – i volti, in tonalità grigio scuro, sono fatti di un «non colore».

Quindi, si tratta di un’immagine achiropita, ovvero non prodotta da mano d’uomo, come la Sindone di Torino. Niente pitture, niente del genere. In corrispondenza delle immagini, le fibrille del cotone sono come trasparenti.

Quindi ho pensato che, posizionando un cartoncino scuro dietro al tessuto, le figure avrebbero dovuto essere messe ancora più in risalto. In luce ultravioletta ho notato delle strane strisce sotto gli occhi e sulla fronte dei due volti. L’occhio destro di Gesù, poi, è diverso da quello di Padre Pio: sembra avere la palpebra tagliata, forse da un colpo di flagello, come quello della Sindone di Torino».

Insomma, un caso tutt’altro che chiuso. Il professor Fanti parlerà del fazzoletto coneglianese in un convegno specialistico sulle immagini achiropite che si terrà martedì a Frascati.

La storia del fazzoletto appartenuto dal commendator Francesco Cavicchi, e per tanti anni custodito nella villetta di via Croce a Conegliano, è già di per sè abbastanza misteriosa. Nel 1967 i coniugi Cavicchi andarono in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo e incontrarono Padre Pio. Al commendatore cadde un fazzoletto, il frate lo raccolse e glielo consegnò. L’anno dopo il frate morì e i coniugi nel 1969 decisero di tornare a San Giovanni Rotondo. E’ in quell’occasione che, secondo il racconto di Cavicchi, il fazzoletto mostrò improvvisamente ai due lati i volti di Gesù e del frate di Pietrelcina, che non scomparvero mai più, salvo, secondo il racconto di Cavicchi, cambiare tonalità in occasione di eventi eccezionali (come durante la Guerra del Golfo). Il fazzoletto finì sotto teca nella villetta di via Croce immersa nel verde dove abitavano i due anziani, Francesco Cavicchi guidò per alcuni anni i gruppi di preghiera di Padre Pio a Conegliano. Centinaia di fedeli, da Conegliano e dal resto d’Italia, raggiungevano ogni anno la villetta di via Croce per pregare e chiedere qualche grazia davanti al piccolo altare domestico. Il commendatore morì a 90 anni nell’o ttobre del 2005, la vedova Carla Venturelli custodì la teca fino alla morte, l’anno scorso. Da allora la teca è custodita da un convento di frati, che ha chiesto l’anonimato.

Sulla vicenda la chiesa non si è mai espressa, né in un senso né nell’altro. Oggi il misterioso fazzoletto «bicefalo» torna improvvisamente sotto i riflettori, tanto che c’è chi ipotizza un’o stensione del fazzoletto, nel 2011, a San Giovanni Rotondo.

«Spero nel fratrempo di poter continuare l’indagine scientifica – spiega il professor Fanti, autore di un centinaio di pubblicazioni scientifiche apparse anche su riviste internazionali – finora ho potuto esaminare solo un brandello del fazzoletto che sporgeva dalla teca di vetro, sono in attesa di avere l’autorizzazione per poter esaminare l’intero reperto. Certamente, da quanto appurato finora, i risultati sono molto interessanti e ho riscontrato analogie con la Sindone di Torino».

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Un commento su “La Sindone di Conegliano”

  1. Amatissimi fratelli, Eloi è la Gloria!!!!
    Io non ero presente e quindi non potrei valutare ció che raccontano! Pero mi chiedo con preocupazione, fino a quando il figlio dell`uomo continuerá a lasciarsi violentare da certe idiozie? La veritá è che qualunque spirito potrebbe fare apporto di certi giochetti, ció che mi sembra diabolico è che esseri d`un certo intelletto ci caschino ancora! L`apporto di oggetti materiali e un dato di fatto che giá dagli anni 1860 il Dr. Doupre in francia aveva scritto, descritto e spiegato come funzione normale del contatto spiritista! Che oggi lo si voglia prendere come qualcosa di particolare, dimostra semplicemente che non vi è piú ceco di chi non vuole vedere! E non vi è piú stupido di chi vuole fare lo stupido! Sapete cosa significa che una cosa vecchia quanto il CUCÙ vi riosulti una cosa nuova? Presto detto che siete primitivi e arretzrati a piú non posso, che continuate a farvi soyogare dalla falsa religione e che cercate con cose ossolete di chiamare l`atenzione dell`ignorante!!!!
    Siate un po piú seri e non lasciate agli ingegneri che oltre la funzione delle macchine(cose materiali) non hanno la preparazione per affrontare certi argomenti!!!!
    Per Amore a DIO È ora che prendiate coscenza! Non vi dimenticate che tutto ció che sta avvelenando il nostro mondo lo hanno creato gli ingegneri!!!!!!!
    Meditate su questo vi consiglio di dare ascolto alle vostre anime ed al vostro cuore, tutto ció che vi dice la scienza è manipolato dal potere occulto del mondo!!!!
    Ansalapotala, Erk-Sol

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