Riportare in vita il Neanderthal è possibile, ma è una follia!

Il professor George Church, della Harvard Medical School, ha affermato che secondo lui è possibile ricreare l’uomo di Neanderthal partendo da resti di DNA presenti nelle ossa fossili trovate in determinati siti. Si tratta di un’idea molto affascinante, che secondo lui apre a delle possibilità inesplorate, ma la verità è che si tratta di un abominio perché invece di andare avanti faremmo tornare indietro la nostra specie!

Il nostro livello scientifico è ormai arrivato ad un livello che potremmo definire divino. Ormai sappiamo manipolare con estrema capacità una grande varietà di materiali e ogni giorno gli scienziati trovano nuovi modi di comporre la materia per creare materiali dalle caratteristiche fantascientifiche, semplicemente manipolando gli atomi in maniera sempre più precisa. D’altra parte però siamo ancora in una fase iniziale per quanto riguarda la manipolazione della vita, anche per via di alcuni ostacoli etici che portano a leggi e direttive che limitano la ricerca.

I risultati e l’obiettivo della ricerca genetica

Il sogno di molti scienziati è la manipolazione del genoma degli essere umani in termini ingegneristici. Attualmente nella migliore delle ipotesi si riesce a isolare i geni di una determinata caratteristica ed a impiantarlo in un altro organismo per fagliela acquisire. È un processo molto grezzo perché partiamo da una “scoperta” più o meno casuale e la usiamo sperando che dia gli effetti desiderati. Non sempre così e spesso ci si ritrova con delle mostruosità, ma è solo tentando che si potrà arrivare ad una profonda conoscenza della genetica e magari un giorno arrivare ad un essere con un genoma completamente artificiale.

L’altro grande sogno umano, legato in qualche maniera a quello precedente, è quello di ridare vita a specie estinte. La folle idea è ormai parte integrante della nostra cultura, almeno da quando Steven Spielberg diresse Jurassic Park. In quella visione cinematografica gli umani riportavano in vita gli esseri più affascinanti di tutti, ovvero i dinosauri. Gli scienziati ci hanno però spiegato che difficilmente vedremo un dinosauro dal vivo perché sono estinti da 65 milioni di anni e le loro tracce genetiche sono ormai completamente distrutte dal tempo. Accontentiamoci quindi di osservare i loro discendenti, gli uccelli, e volgiamo lo sguardo a qualcosa di molto più recente, diciamo verso sulla fine del pleistocene.

A proposito di quel periodo fino ad ora si è spesso parlato di riportare in vita i Mammut. Si tratta di una scelta pratica dettata dal fatto che i frequenti ritrovamenti in Siberia di esemplari conservati ottimamente a causa delle temperature ampiamente sotto lo zero. Riuscire a ricavarne un DNA completo con cui generare un Mammut sfruttando il grembo di un’elefantessa è un traguardo che molti si aspettano essere già raggiungibile. Ma clonare un Mammut morto da 20.000 anni non è affascinante come clonare la specie di più simile all’uomo: l’homo sapiens neanderthalensis.

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L’homo sapiens neanderthalensis

Il nostro parente più prossimo si è estinto da circa 25.000 anni. Ancora non è del tutto chiaro perché si sia istinto, ma l’ipotesi più ovvia è che non abbia retto la concorrenza della nostra specie, l’homo sapiens sapiens, che era più adatto fisicamente alle nuove possibilità offerte dall’ambiente post-glaciazione. L’uomo di neanderthal era molto più tozzo dell’uomo moderno, ma sebbene l’aspetto fosse più “primitivo” (grandi arcate sopraciliari, fronte sfuggente) molti sospettano che dal punto di vista intellettuale fosse praticamente al nostro stesso livello. La capacità della scatola cranica risolta essere addirittura superiore alla nostra e ci sono diversi ritrovamenti riconducibili ad una sua capacità artistica.

La possibilità di clonarne un’esemplare è quindi un’ipotesi molto affascinante che il professor George Church presenta come assolutamente fattibile. Addirittura secondo lui l’unico ostacolo sarebbe al momento quello di trovare una donna disposta a farsi impiantare un ovulo contenente il genoma del nostro progenitore! Data l’affinità della specie (non è neanche escluso che fossimo interfecondi) si tratterebbe di una gestazione assolutamente normale, ammesso sempre che il dottor Chruch abbia ricostruito correttamente il DNA ottenuto dalle ossa. Errori in quelle tracce fossili possono portare a deformità a disfunzioni o più probabilmente ad un embrione incapace di vivere.

I motivi per cui sarebbe auspicabile ricreare l’Uomo di Neanderthal

Ma perché dovremmo essere felici di avere di nuovo tra di noi un membro di quella specie? Sicuramente i motivi di studio sarebbero già sufficienti, ma ci ritroveremmo con una situazione da film in cui l’individuo vivrebbe in un ambiente completamente isolato e sottoposto a continui test fisici e psichici per determinarne le differenze con noi. Poi ci sarebbero le inevitabili battaglie morali per portarlo a vivere tra di noi in quanto essere umano a tutti gli effetti (manca poco che questa dignità umana venga riconosciuto per le scimmie superiori, figurarsi ad un neanderthaliano). Ma allo stesso tempo è molto probabile che non avrebbe gli anticorpi in grado di fronteggiare le malattie moderne.

Il professor Church ipotizza che il nostro progenitore possa avere un tipo di intelligenza e una sensibilità diversa dalla nostra e che sarebbe molto interessante da conoscere. Chiaramente non potremmo mai sapere nulla di quella che era la cultura di quei tempi, ma sapremmo se le persone di allora fossero molto diverse da quelle di oggi, magari acquisendo una nuova sensibilità. Obiettivo utopico visto che di solito non ci facciamo intenerire neanche dagli sguardi umani degli oranghi o degli scimpanzé.

Inoltre il professore suppone che in questo modo avremmo a disposizione un maggiore corredo genetico con cui attrezzarci per eventuali disastri climatici futuri. L’uomo di neanderthal era sicuramente dotato di risorse di sopravvivenza tali da farli superare delle condizioni climatiche estremamente difficili e questo potrebbe darci una possibilità.

Perché clonare il neanderthaliano è in realtà una scemenza

Noi di Secretus siamo però convinti che la clonazione sia inutile. Non certo per una questione di “moralità” o di “diritto” a giocare ad essere ingegneri della vita (anzi quello lo auspichiamo ampiamente), ma perché non ha senso far rivivere un modello di organismo sconfitto dalla natura. Il Neanderthal si è esisto e tanto basta per relegarlo nell’oblio. È la nostra specie quella risultata essere vincente e la nostra diffusione sul pianeta (e purtroppo conseguenti devastazioni) è lì a dimostrarcelo.

Ma la realtà è che siamo convinti che la nostra specie sia il prodotto di una manipolazione genetica occorsa per mano aliena diversi millenni fa che ha portato dall’elegante specie homo sapiens sapiens. Questa decisione è stata presa col preciso intento di creare una specie superiore, che senso avrebbe per noi percorrere il senso inverso? Per ricerca, certo, ma lo scopo deve essere quello di migliorarci ulteriormente, di rendere l’intelligenza media più alta e di raggiungere gli scopi per i quali siamo stati creati!

3 commenti su “Riportare in vita il Neanderthal è possibile, ma è una follia!”

  1. Innanzitutto il Neanderthal non fu sconfitto dalla natura ma da un altra specie umana, il Sapiens, a causa si crede della maggiore prolificità di questo ultimo (faceva più figli), di cui noi umani attuali siamo in parte, tutti rappresentanti. Pare poi che il Neanderthal si sia riprodotto più volte col Sapiens, creando molti ibridi, e si teorizza anche che la carnagione chiara, capelli biondi, sangue Rh- e occhi chiari siano forse un suo lascito, e che queste caratteristiche siano molto presenti in Europa proprio perchè era la regione più popolata da Neanderthal, per quanto ne sappiamo, insieme ad alcune regioni dell’Asia. Tra l’altro cancellate l’idea superatissima ma rimasta un luogo comune del Neanderthal come grossa e stupida scimmia a metà tra l’uomo e il gorilla, le ultime misurazioni attestano che il Neanderthal aveva una scatola cranica più grande (!) di quella dell’uomo attuale, di circa il 10%. Ergo se avessimo la possibilità di riportare in vita un Neanderthal, sistemarlo, sbarbarlo, vestirlo bene e mandarlo in giro per una qualsiasi metropoli del mondo occidentale, a prima occhiata sarebbe semplicemente un uomo di carnagione occhi e capelli molto chiari o rossi, tozzo ma non brutto, e probabilmente più intelligente della media.

  2. L’evoluzione dell’uomo non si basa sulla parte fisica e terrena di quella persona, ma dalla sua conoscenza e da quello che gli viene istruito. Secondo me sarebbe tutto tempo perso. Sarebbe una persona come tutte le altre.

  3. Come per altri argomenti simili, sono convinto che non si tratti di stabilire se farlo o meno, dal momento che è fattibile prima o poi verrà fatto. Se è una scemenza lo vedremo dopo…

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